venerdì 18 aprile 2014

Celebrity Death Match


Bentornati amanti del fumetto a stelle e strisce e bentornati anche a quelli che credono che il rumore di una pagina che gira sia -click-.
Oggi per voi avevo pronto un bell’articolo di quelli seriosi, che scavano nel passato del fumetto USA e riesumano nomi ormai  semi dimenticati dell’Arte Sequenziale, poi ho deciso di risparmiarvi e di chiuderlo nel cassetto come quell’episodio fill-in degli anni ‘80 pronto per essere tirato fuori  appena avrò realizzato il mio piano segreto di ingravidare una delle figlie del sovrano d’Olanda per instaurami sul trono d’Orange.
Nell’attesa che i servizi segreti olandesi mi spezzino le gambe oggi parliamo di una delle più vecchie faide del mondo del fumetto, quella che vede protagonisti Alan Moore e Grant Morrison.
-rullo di tamburi-
“Dal Wembley Stadium di Londra, l’incontro più atteso dell’anno”.
Nell’angolo rosso, dalla capitale del Northamptonshire, con un’altezza di un metro e novantadue di barba e peli superflui, il Bardo di Northampton, lo storyteller degli storyteller, la leggenda del fumettoooooooo ALAAAAN MOOOORE.
Nell’angolo blu lo sfidante, l’uomo che salta dalla California alla fredda Glasgow con un sol balzo, il dandy-nerd, il fashion idol del Fumetto, la superstar dello spandex, la pelata più lucente di Gotham, lo spregiudicato GRAAAAANT MOOOORRISOOON.

- ALERT! - Avvisiamo gli spettatori che nessuno dei contendenti ha superato il test antidoping. 


 
Questa faida va avanti praticamente dagli anni ‘90 anche se devo ammettere che per molto tempo è stata combattuta su un solo fronte, cioè quello dello sfidante glasvegiano che a più riprese ha provato a punzecchiare Moore il quale dall’alto della sua bibliografia ha sempre fatto spalluce e tirato dritto per la sua strada. Questo fino a circa un anno fa, quando una giornalista dell’Indipendent, noto quotidiano inglese, chiede in anteprima l’ultimo volume di League of Extraordinary Gentleman: Century per recensirlo (una prassi normalissima in modo che le recensioni escano poi a ridosso dell’uscita effettiva), l’editore accetta inviando l’anteprima del volume vincolata ad un accordo di riservatezza non dissimile da quello che il quotidiano aveva sottoscritto con J.K.Rowling, la creatrice di Harry Potter, alla richiesta di anteprima del finale della serie del maghetto più famoso di sempre. Fin qui tutto regolare sennonché la giornalista dell’Indipendent, tale Laura Sneddon, decide non solo di recensirlo ma di svelare l’intera trama del volume e l’identità del “Moonchild”, un mistero che Moore stava costruendo fin dal primo volume e che si sarebbe svelato solo nel finale della serie. A questo punto cominciano a volare giù tutta una serie di progenitrici di messia sia da parte dell’editore che di Moore stesso che decide di non aver più nulla a che fare con l’Indipendent e i suoi giornalisti.
Ma una delle cose che ha fatto girare di più gli zebedei a Moore è il fatto che la giornalista, successivamente defenestrata dal quotidiano, sollevasse alcune obiezioni sulla persistenza nelle opere di Moore della tematica della violenza sulle donne e dello stupro come arma di offesa, arrivando ad importunare Melinda Gebbie, moglie di Moore, fino ad una convention in Spagna per sapere cosa ne pensasse, come donna, del fatto che nelle opere di suo marito la violenza sulle donne e lo stupro fossero temi ciclici e funzionali allo sviluppo delle trame. A questo punto Moore si è reso conto che gli appunti che gli venivano mossi da questa pseudo-giornalista erano in gran parte tra gli stessi usati da Morrison in alcune interviste e non ci ha visto più. Moore ha quindi colto l'occasione di un'intervista online per togliersi qualche pietra dalla scarpa liquidando Morrison come uno stalker letterario, un pessimo imitatore del lavoro altrui, in special modo il suo e quello di Michael Moorcock, il creatore di Elric e soprattutto di Jerry Cornelius, agente segreto e lisergico viaggiatore spazio-temporale, creato da Moorcock per essere inteso come il primo personaggio open source della letteratura, nell'intenzione di creare l'archetipo definitivo dell'avventuriero interdimensionale. A Cornelius si sono ispirati negli  anni Moebius per il Garage Ermetico, Bryan Talbot per Luther Arkwright e quella che é stata la pietra dello scandalo, la creazione di Morrison e suo alter ego Gideon Stargrave. Dopo la sua apparizione su Invisibles,  Moorcock protestò ufficialmente con la DC poiché riteneva che Stargrave non fosse solo ispirato a Cornelius ma ne fosse un plagio bello e buono.  
Dal canto suo Morrison non ha mai risparmiato critiche all'opera più nota di Moore, Watchmen, dichiarando che fosse un pò più che ispirata dal romanzo "Superfolks" di Robert Mayer.
Moore ha addirittura liquidato Morrison come dilettante della magia per puro gusto di imitazione e  squallido appartenente al partito conservatore per aver accettato l'estate scorsa un'onorificenza dalla Regina definendolo punk da operetta.
Insomma sono volati gli stracci tra i due autori britannici più noti; Morrison si è difeso sul sito TheBeat ma, quasi fosse un autogol, la redattrice dell'articolo è la stessa giornalista che aveva fatto imbestialire Moore sull’Indipendent.
Ma infondo la verità è una sola e cioè che questi due dotatissimi scrittori concepiscono in maniera totalmente differente il mondo del fumetto, Moore rinfaccia a Morrison di voler essere costantemente al centro dell’attenzione e di ambire ad essere il cocco di ogni editore d’America anche a costo di plagiare altri autori; Morrison dal canto suo rinfaccia a Moore la sua costante idiosincrasia per il mondo del fumetto e chi vi lavora.
 Secondo lo scrittore di Glasgow Moore avrebbe potuto essere l’ambasciatore del fumetto e mentore di tutta una nuova generazione di autori mentre invece ha preferito chiudersi in casa e gettare palate di fango su chiunque fosse venuto dopo di lui. Insomma due caratteri inconciliabili, il più famoso autore meanstream che si comporta come un fumettista underground e la superstar del fumetto anglosassone che cerca costantemente di emergere da un ombra più grande della sua che in realtà non lo nasconde più da molto tempo, se solo la smettesse di soffrire dell’invidia del pene di Alan Moore ne gioverebbe tutta la sua produzione.
Resta il fatto che da semplice lettore spero che questa (in)sana rivalità ci regali opere sempre più ardite e originali da parte di questi due giganti del fumetto anglosassone, dopo tutto alcuni vecchi adagi non passano mai di moda, “tra i due litiganti il terzo gode” e fortunatamente il terzo siamo noi lettori.

domenica 13 aprile 2014

Delicatessen 01

Questo solo per solleticarvi un pò.




Stay here! I'll be back!!!

Dopo un tour mondiale di quasi due anni che lo ha portato a toccare tutte le principali città del sud-est asiatico, sta tornando!
Una nuova e potenziata Geeksville per tutti voi che, diciamoci la verita, non c'avete un cazzo da fare, dai?


mercoledì 21 novembre 2012

Hell is just around the corner (estratto da Mega #185 ed.Alastor)



Era già tutto pronto. Sarebbe stato il mese giusto. È una notizia troppo ghiotta perché non se ne parlasse in queste pagine. La Disney che si compra George Lucas e tutto il suo immaginario; una nuova trilogia di Star Wars. L’ennesimo affarone dei ragazzi di Walt.
E pensare che avrebbero potuto scannarsi in tribunale, dopotutto Jar Jar Binks è palesemente un plagio di Pippo mentre non potete negare che Pirati dei Caraibi deve a Monkey Island più di quanto sia stato finora sottolineato.  E invece no! Trionfano i buoni sentimenti e le vagonate di dollari. Vince il capitalismo moderno e si viene a creare il più grande colosso dell’entertainment di tutti i tempi. Se è vero che il prossimo obiettivo della Disney/Pixar/Marvel/Lucasfilm   è la Hasbro, il colosso dei giochi, il che vuol dire Transformers, GI Joe, Monopoli, Dungeons & Dragons, Magic ed un casino di altra roba, allora vorrà dire che gli mancano solo la Girella, il Golosastro e Ruud Krol e avrà comprato tutta la mia infanzia.
Insomma c’erano tutti i presupposti per un buon articolo ma poi i dirigenti della Warner Bros, Groucho Warner e Harpo Warner,  hanno pensato “Cosa possiamo inventarci per impedire che il tipo che scrive su Mega parli di questa cosa?”, deve essere stato allora che Max Ciotola, noto delatore, deve aver detto “Se volete fargli veramente girare le palle allora dovete chiudergli Hellblazer e trasformarlo in una serie del New 52”. “GENIO !!!” hanno esclamato in coro i due fratelli. E successivamente “Tutto questo genio va premiato. Or tutti a me, una sedia e un tovagliolo”. Il resto poi viene da sé.

Ora io vorrei sapere solo una cosa: PERCHE’?
Insomma, già quando ho saputo che sarebbe stato una presenza fissa di JUSTICE LEAGUE DARK devo ammettere di esserci rimasto un po’ male, anche se bisogna dire che basta la sua presenza a rendere accattivante il super gruppo magico dei New 52. Non fa troppi danni alla sua reputazione di “Bastardo” e soprattutto la sua controparte Vertigo stava viaggiando su livelli molto alti; Peter Milligan stava portando avanti una delle migliori run del personaggio, le matite di Camuncoli si sposavano perfettamente con le atmosfere della serie e dulcis in fundo le copertine e le pagine come artista ospite del mitico Simon Bisley sono quanto di meglio l’artista inglese ha prodotto negli ultimi anni. Praticamente funzionava tutto, persino Epiphany Greaves, la neo moglie di Constantine, si è rivelata un buon personaggio e tutti noi stacanovisti del magus col trench stavamo là in attesa che John mandasse come al solito tutto a puttane.
Invece NO, con una decisione degna del più becero “One More Day” si decide di chiudere la baracca più longeva di casa Vertigo e di integrare John tra i tizi in calzamaglia, ma badate bene, non il Constantine Vertigo ma una versione edulcorata più giovane e più single in modo che possa flirtare con Zatanna e contemporaneamente fare il dito medio a Superman, anzi no, non il dito medio ma “#%@#!!” 
Ora, prima di rischiare il licenziamento per improperi non autorizzati vi saluto con un elenco; l’elenco delle cose più becere che mi ricordo fatte da John Constantine in trecento e passa numeri di Hellblazer (contando gli speciali) e che non vedrete nella sua nuova serie ma che mi hanno fatto innamorare di lui fino al punto di andare a Londra per comprare un orribile pacchetto di Silk Cut (e sentire Aphex Twin, ovvio).
Andiamo a incominciare: evocato Swamp Thing per fargli seccare una pianta di marijuana, terrorizzato l’intero pantheon magico della DC con la sua sola presenza in Books of Magic, causato una rivolta in prigione con poche sigarette, ha abbracciato un barbone disegnato da Dave McKean, ha fatto dichiarare all’arcangelo Gabriele “per ordine di Dio ho dovuto stuprare la moglie di quel falegname a Nazareth”, vessato Francis "Chas" Chandler in innumerevoli e sempre originali modi, è stato a Newcastle, ha convinto con poche parole un gruppo di musulmani a pregare dando involontariamente le spalle a La Mecca, ha mischiato il suo sangue con quello di un demone, ha urinato su un vampiro morente a causa del suo sangue, convinto un giornalista che la famiglia reale inglese si ciba delle anime dei figli degli immigrati in quanto appartenenti ad una razza di demoni rettili travestiti da umani, ha perso Kit, ha quasi causato una guerra tra le schiere infernali, si è salvato dal cancro ai polmoni nella maniera più cazzuta mai concepita, ha fatto bere acqua santa a Lucifero, ha strappato il cuore all’arcangelo Gabriele poco prima di mozzargli le ali con una sega elettrica e riducendolo ad un barbone di Londra. Ha seppellito tutti i suoi amici. Perché chi si avvicina troppo a John Constantine di solito muore.   
Divertiti a Gotham City e Metropolis, John, ma ricordati che quando deciderai di tornare te stesso, ovvero più Aleister Crowley che Dottor Strange,  Chas ti verrà sicuramente a prendere fino a lì.

mercoledì 18 luglio 2012

San Fake Comic-Con


Come ben sa chi segue il mercato americano luglio è il mese della San Diego Comic-Con, forse la più famosa convention del settore d’America, e anche quest’anno tutte le case editrici hanno presentato i progetti che ci accompagneranno fino al 2013. Ora, stare qui a ricordarveli tutti per l’ennesima volta dopo che tutti i siti vi avranno aggiornati fino allo sfinimento sulle suddette novità sarebbe quasi crudele da parte mia e pertanto non lo farò, vi segnalo solo che il tanto atteso reboot Marvel alla fine si farà, il titolo sarà “Marvel Now” ma proprio come quello della DC non sarà un vero e proprio reboot stile post-Crisis ma solo una ripartenza da zero di gran parte delle testate senza defenestrare la continuity degli ultimi anni, praticamente si riparte da  nuovi numeri uno conservando la ciofeca degli ultimi dieci e passa anni, contenti loro. La DC dal canto suo spara il grande ritorno di Neil Gaiman su Sandman per festeggiare il venticinquesimo anniversario del personaggio in compagnia di JH Williams III ed il fumetto tratto da Django Unchained il nuovo western di Quentin Tarantino che ha annunciato personalmente il progetto e lo supervisionerà .
Ma San Diego vuol dire anche Eisner Awards, il più ambito riconoscimento del settore, e anche la cerimonia di quest’anno si è svolta senza intoppi. Fa sempre piacere accorgersi che molti dei fumetti premiati fanno già parte della propria collezione, penso a Jim Henson’s Tale Of Sand della Archaia e a Metamaus piuttosto che alla Martini Edition del Parker di Darwin Cooke.
Anche per quanto riguarda gli Eisner tutti i siti ve li avranno fatti a peperini con l’elenco dei vincitori perciò, complice la calura e l’ora tarda anche questa rubrica presenterà il proprio report dalla serata di premiazione e sfido chiunque a dimostrare che gli eventi narrati non si sono svolti come vi vado ad enunciare.
Il primo a salire sul palco è stato Mark Waid che si è portato a casa i premi per il miglior scrittore, la miglior serie regolare (Daredevil)  ed il miglior albo singolo (Daredevil #7), ritirando il premio Waid ha voluto dedicare la vittoria al suo predecessore sulla serie del Diavolo Rosso, Andy Diggle, con la motivazione che se la sua serie è riuscita a risplendere tanto è soprattutto grazie al materiale escrementizio intitolato Shadowland che ha preceduto la sua serie di Devil.
Il miglior artista/scrittore dell’anno è Craig Thompson per lo splendido Habibi, mentre l’artista ritirava il premio dal fondo della sala un inviperito Frank Miller agitando copie di Holy Terror reclamava per sé il premio ma una salva di peti e una serie di gavettoni di urina hanno riportato Frank alla calma e costretto Mike Mignola, in quel momento ospite al tavolo di Miller, ad annunciare che questa sarà la sua ultima Comic-con come badante di Frank.
Darwyn Cooke quest’anno è riuscito a prendere due Eisner semplicemente ristampando PARKER in formato gigante ed aggiungendoci una storiellina breve, se continua così andrà a finire che vincerà anche restando a casa senza disegnare.
Miglior copertinista dell’anno è l’ottimo Francesco Francavilla le cui copertine hanno impreziosito  vere schifezze editoriali come Lone Ranger, Lone Ranger vs Zorro e Dark Shadows, la miglior copertina dell’anno secondo noi è quella di Before Watchmen Dr Manhattan #1, quella in cui Silk Spectre impara a sue spese cosa significa vivere con un omone radioattivo blu costantemente nudo ed esclama “Stopper!!!”
Nuovi ingressi nella Hall of Fame del fumetto , quest’anno fanno il loro ingresso Richard Corben che ha dichiarato “….”, Katsuiro Otomo che ha ringraziato mentre cercava di schivare le palline di molliche di pane che Frank Miller gli lanciava sibilando “maledetto giallo, ricordati di Pearl Harbour” e Gilbert Shelton il creatore dei Freak Brothers che ha dichiarato”grazie, grazie, ma fatele più grosse che qua giù arrivano solo filtri”. 
Man mano che la cerimonia andava avanti si facevano sempre più vibranti le proteste della DC per la mancata candidatura delle testate del New52, gli organizzatori hanno provato a calmare gli animi ricordando che al momento delle candidature molte delle testate non avevano ancora concluso il primo arco narrativo e dopotutto gli Eisner non sono un premio alla miglior operazione commerciale ma si riservano di valutarle per la prossima edizione ora che sono più avanti nel loro percorso narrativo; ciononostante la polemica si è sedata solo quando al centro della sala in uno sbuffo di zolfo si è manifestato Alan Moore vestito da Santa Maria Goretti che ha maledetto tutti i presenti per Before Watchmen e, indicando Jim Lee ha proferito “al compimento del sedicesimo anno tua figlia si pungerà col fuso di un arcolaio e si addormenterà per sempre, solo il bacio di un vero punkabbestia la risveglierà”, poi rivolgendosi a Dave Gibbons “prima che il gallo canti tre volte i soldi del film di Watchmen saranno spariti dai tuoi conti” e si è congedato dalla sala dichiarando che Dan Di Dio partorirà con dolore e trasformando le bevande nei bicchieri in salsa Worcester.
La sera si è conclusa con la solita torta gigante, quest’anno dedicata a Neil Gaiman e ai venticinque anni di Sandman, dalla quale è fuoriuscito Todd McFarlane nudo che ha dedicato all’autore britannico l’immortale capolavoro degli Squallor “38 Luglio”.

Before's too late

(da quando l'Alastor Distribuzione, editrice del MEGA, la rivista sulla quale vengono pubblicati gli articoli che trovate in questo blog, è diventata anche editore pubblicando i titoli della DC sotto l'etichetta RW-Lion, è diventato sempre più difficile parlare liberamente del mercato americano e della qualità degli albi pubblicati negli USA. Le commistioni tra editori e distributori sono tante e tali che sempre più paletti vengono messi a questi articoli nei quali, a quanto mi dice la redazione, non è possibile parlare degli albi DC se non in maniera positiva. L'articolo che segue pertanto è stato rifiutato dalla redazione di MEGA in quanto delle serie Before Watchmen pare si possa dire solo bene.
Vi sembra possibile????)

 

Questo mese dopo aver letto i primi albi delle serie di Before Watchmen, le miniserie targate DC che riportano in scena i protagonisti dell’opera di Alan Moore e Dave Gibbons, posso tranquillamente affermare che sono tanto ben curati quanto inutili.
Devo ammettere che da quel che si è visto fino a questo punto è chiaro che molti dei talenti coinvolti nella parte grafica del progetto stanno producendo alcune delle tavole migliori della loro carriera; non potrei affermare lo stesso per quanto  riguarda i testi invece, tutti gli autori sembrano talvolta imbarazzati come uno che sta frequentando di nascosto la ragazza del suo migliore amico. Quello che balza agli occhi è che l’approccio di Darwin Cooke è più nostalgico forse, più teso ad esplorare la tavolozza narrativa messa a disposizione dall’opera originale, approfondendo realmente il passato di un universo che già di per se funziona perfettamente come un orologio svizzero. Azzarello e Strakzynski invece mi sembrano più tesi ad infilarsi nei sottintesi e nei non detti della storia originale per creare il loro scenario.
Insomma come volevasi dimostrare non è altro che un enorme omaggio alla serie originale anche se credo che qualcuno storcerà la bocca nel vedere il Comico essere pappa e ciccia con i fratelli Kennedy. Il livello è medio /alto  e mi sembra scongiurato il pericolo di trovarci davanti ad un nuovo “Immagina Stan Lee che crea il DC Universe”, l’orripilante serie di one shot di alcuni anni fa che si ritagliarono un posto d’onore nel pantheon delle cagate meglio disegnate della storia dei comics.
L’unico problema a mio avviso è che tutte queste mini brillano per la loro inutilità; se ognuno dei nomi coinvolti fosse stato messo all’opera per ampliare le potenzialità del reboot New52o meglio ancora su progetti personali  ne avremmo giovato tutti.  Nel frattempo però ancora sulla rete impazza l’altra faccia della medaglia Before Watchmen ovvero la querelle con il creatore della mini originale, Alan Moore, che continua a non risparmiare frecciate alla casa editrice in merito al contratto originale della serie. Se da un lato le fumetterie dell’area di Northampton, città natale di Moore, annunciano di boicottare il progetto non ordinando nemmeno un copia delle miniserie dall’altro lato dell’oceano cominciano a sentirsi anche le prime voci fuori dal coro a proposito della situazione degli autori che lavorano con le major del fumetto. Il primo a sbattere la porta è stato il romanziere Chris Roberson autore di iZombie per la Vertigo che ha interrotto la sua collaborazione con la casa editrice per il modo in cui tratta i suoi autori e gli eredi dei suoi autori passati, inoltre cominciano a essere noti anche i nomi di chi a declinato l’offerta della DC di partecipare al progetto come il regista Kevin Smith che ha semplicemente risposto di non poter partecipare perché non è Alan Moore.
Anche Ed Brubaker, del quale la DC si prepara a raccogliere in volume lo splendido Sleeper e che ha recentemente annunciato l’intenzione di abbandonare la serie di Capitan America concludendo forse la migliore run di sempre del personaggio, durante una recente intervista alla domanda cosa ne pensasse del progetto di Before Watchmen ha dichiarato la sua avversione ricordando come all’uscita della mini nel 1986 la DC sbandierasse ai quattro venti il suo contratto “creator friendly” che restituiva i diritti agli autori dopo solo un anno di mancata ristampa sbeffeggiando la Marvel che in quel periodo stava litigando con Jack Kirby mentre in realtà solo la serietà di Paul Levitz aveva impedito che Watchmen fosse spremuto come un limone già dalla fine degli anni ’80. Non proprio parole amichevoli insomma.
La verità è forse che da quando la DC è stata maggiormente inserita nelle divisioni del gruppo Warner Bros le cose sono improvvisamente cambiate e la parola d’ordine adesso è “massimizzare i profitti”. Già da tempo si fanno sempre più insistenti le voci che le major non hanno più intenzione di lasciare agli autori una fetta così grande dei profitti delle serie considerate creator owned come quelle Vertigo e già da un po’ si vede una certa migrazione verso i lidi di editori come l’Image che dopo il successo di Walking Dead si propone sempre di più come il paladino dei diritti degli autori.
Pare che le cose stiano per cambiare nel mercato americano e forse una maggiore consapevolezza degli autori potrebbe giovare a tutti gli amanti del fumetto americano. 
  

martedì 27 marzo 2012

Beforismi


Nei giorni scorsi si è svolta la Wondercon di San Francisco che, da quando è entrata nel circuito delle convention fumettistiche dell’orbita della SanDiego Comicon, sancisce l’inizio della stagione fieristica americana.  Tutte le case editrici americane hanno annunciato le novità che ci accompagneranno nei prossimi mesi.  Alcune sono molto interessanti come l’arrivo di Brian Wood sia su X-Men che su Ultimate X-Men, l’esordio di una nuova miniserie inedita di Rocketeer ad opera di Mark Waid e Chris Samnee, l’arrivo della nuova versione di Captain Marvel nel New52 Universe che da ora in poi si chiamerà solo “Shazam!“ visto che contemporaneamente la Casa delle Idee(?) rilancia la sua testata su Capitan Marvel con una nuova incarnazione di Carol Denvers. Anche la Vertigo non è stata da meno annunciando una nuova mini che va ad espandere le vicende di American Vampire con alle matite Dustin Nguyen e l’intenzione di festeggiare al meglio il decimo anniversario di Fables. Sul fronte indipendente invece Terry Moore ha annunciato che per il ventennale di Strangers in Paradise torneranno anche Francine e Katchoo.
Ovviamente non sono tutte rose e fiori, la Marvel non si esime dall’annunciare la caXXata dell’anno con un “Space Punisher” che porterà la crociata di Frank Castle dove nessun uomo è mai giunto prima o non ha avuto la decenza di arrivare. Intanto in casa DC fa sorridere l’appello ai lettori di Rob “the Dog” Liefeld che dopo aver annientato per sempre tutte le possibilità di Hawk & Dove di avere una nuova serie regolare è appena approdato su tre dico tre serie del New52 ovvero: Grifter, Hawkman e Deathstroke. Vi sembrerà strano ma gli ordini  per questi tre mensili si sono ulteriormente assottigliati invece di aumentare come ogni cambio di direzione suggerirebbe e allora il nostro Rob lancia un appello ai lettori di non abbandonare le tre serie ma anzi di supportarle in vista di un crossover interno tra i tre eroi. Ora vorrei dirti Rob: ma non ti sembra poco opportuno visto che sono circa venti anni che siamo noi lettori a fare appelli affinché qualcuno ponga fine alla tua carriera di disegnatore? Finirà che dovremo mandare qualcuno a spezzarti le dita dei piedi visto che quelli usi per disegnare anche se più di una volta giurerei che invece dei piedi hai usato parti dove di solito non batte il sole.
Altro argomento di discussione è stato l’imminente esordio di Before Watchmen. cominciano a vedersi i primi disegni e, visti i team stellari messi in campo dalla DC, sono da leccarsi le orecchie. Dopo che la Marvel ha annunciato che l’atteso Avengers VS. X-Men nei preorder ha già eguagliato il record di Civil War, il crossover più venduto dello scorso decennio, la DC accetta la sfida e mira a strappare il primato nei prossimi mesi. Ma ovviamente negli incontri con i creatori delle serie tra cui J.M.Strakzynski  si è tornati sulla diatriba tra Alan Moore e la DC sull’eticità e la moralità del progetto.
 Mentre da Northampton Moore continua a lanciare i suoi strali, coadiuvato dalla figlia Leah che ha schiettamente dichiarato che se la DC avesse messo tutti i talenti coinvolti nel progetto su altrettante serie nuove e inedite ne avrebbe giovato tutto il mondo del Fumetto; dal canto suo Straczynski che essendo ovviamente pagato dalla DC per scrivere alcune serie non può presentarsi alla Wondercon dicendo “sì, ha ragione Moore, quelli della DC sono sanguisughe senza scrupoli” , dichiara che non ci trova nulla di male e dopotutto questi sono affari, ed è verissimo. Quello che invece non mi è andato giù è stato che l’autore di Babylon 5 ha sciorinato la solita dose di luoghi comuni sull’argomento (da qui L.C.s.A.) che ho qui intenzione di approfondire.                                    
L.C.s.A. #1 – “Perché si lamenta? Non è la stessa cosa che ha fatto lui sulla Lega degli Straordinari Gentlemen?”
Beh direi proprio di NO! Tutti i personaggi presenti nella Lega sono free copyright quindi di pubblico dominio. Insomma li può usare chiunque, perfino Bill Willingham.
L.C.s.A. #2 – “Quando un paio di anni fa la DC si è offerta di restituirgli i diritti della miniserie originale, alla quale sembra che Moore tenga così tanto, in cambio dell’autorizzazione ad espandere quell’Universo perché non li ha accettati visto che comunque già sapeva che l’editore deteneva la possibilità di fare uscire nuove storie?”
Andiamo Strakzy, lo sai benissimo che quello che la DC veramente voleva era di poter strombazzare ai quattro venti che il progetto era autorizzato da Alan Moore, ed il progetto NON E’ autorizzato da Alan Moore.
L.C.s.A. #3 – “Ogni nuovo autore modifica in parte la psicologia dei personaggi, dopotutto, credete che Stevenson e H.G.Wells sarebbero stati contenti di come Moore ha gestito l’omicidio dell’Uomo Invisibile nella Lega degli Straordinari Gentlemen?”
Sinceramente? Io credo proprio di sì. Premesso che secondo il sottoscritto i due autori, che erano persone intelligenti, si sarebbero fatti una grassa risata sorseggiando dell’ottimo whisky, io credo che l’intera scena sia perfettamente in linea con la psicologia dei personaggi. Griffin come nel romanzo, è divenuto un personaggio laido e senza una morale mentre la reazione di Mr Hyde è quella di un essere ormai disumano guidato da una moralità distorta e da un distorto senso di giustizia. Persino la reazione di Nemo è perfetta infatti il capitano del Nautilus seppur ossessionato dai propri demoni resta un essere umano.
Ma in fondo Straczynski ha ragione, gli affari sono affari, quindi in previsione del successo di Before Watchmen ecco alcuni suggerimenti da poter sfruttare in vari media per il prossimo futuro.
Before MAUS -  le avventure del giovane Vladek Spiegelman nella Polonia di inizio ‘900, un posto in cui, che ci crediate o no, succedeva qualcosa ben prima dell’occupazione nazista.
Before ASTERIX – un centinaio di anni prima dell’arrivo di Giulio Cesare seguiamo le avventure di Artifex e Odalix i nonni del duo francese più famoso del mondo nelle avventure in cui li condurrà il giovane druido Panoramix, audace coltivatore di canapa ed abile sperimentatore di pozioni magiche.
Before LA BIBBIA – in un susseguirsi di pagine nere assistiamo alle giornate di un essere onnipotente che non ha nulla da fare tutto il giorno visto che il giorno non è stato ancora inventato, si annoia da morire insomma. Assisteremo quindi al processo creativo che lo porterà a plasmare una razza di esseri inferiori da tediare continuamente per il puro trastullo personale al solo scopo che il suo nome venga evocato associato a quello di un noto suino.
E kest è!!!

P.S.: il giorno 10 di marzo del 2012 se n’è andato il Grande Jean Giraud alias MOEBIUS e ora siamo tutti un po’ più poveri. È stato un genio della matita e un prodigioso esteta. L’altra mattina mentre guardavo alcune sue illustrazioni su Internet un ragazzino mi ha chiesto “bellissimo, che manga è?”.
Ciao Gir, grazie di tutto, anche di essertene andato prima di tutto questo.


mercoledì 29 febbraio 2012

In piedi. Entra la Corte!


Bentornati comics fan! Questo mese parliamo di fumetti e tribunali.
In un mondo del fumetto in cui i ricavi derivanti dalle effettive vendite degli albi si assottigliano sempre di più, a farla da padrone sono soprattutto le royalties e i dividendi che provengono dallo sfruttamento dei personaggi in altri settori, in special modo dal cinema  e dalla TV.
Sempre più spesso capita che autori, case editrici, disegnatori e editors debbano sedersi sui banchi dei tribunali per dirimere le questioni economiche derivanti da questo sfruttamento extrafumettistico e talvolta addirittura per capire a chi appartengono realmente i personaggi delle varie serie. Solo nel mese trascorso le notizie relative a questo tipo di eventi hanno sovrastato le tradizionali news fumettistiche d’oltreoceano fatte ultimamente sempre più spesso di roboanti annunci di aria fritta, inutili interviste a Rob Liefield ed eterni dilemma nerd del tipo “Howard the Duck è di destra o di sinistra?” piuttosto che “è più equo Mario Monti o CuordiPietra Famedoro?”
Tra i contendenti principali a ricorrere alla carta bollata troviamo Tony Moore, il disegnatore del primo arco narrativo di Walking Dead e creatore grafico dei personaggi principali della serie, che ha deciso di portare in tribunale Robert Kirkman lo sceneggiatore e vera anima del survival horror best seller dell’Image. L’oggetto del contendere in questo caso non è la proprietà della serie e dei personaggi, infatti quando Moore lasciò la serie per inseguire altri progetti i due creatori, tra l’altro amici inseparabili dai tempi delle medie, decisero di mettere tutto nero su bianco decidendo con i loro avvocati la percentuale di royalties che sarebbero toccate a Moore negli anni a venire per il suo lavoro di creatore grafico della serie. Affare fatto e amici come prima. È stato così per anni finché non è arrivata la serie TV della AMC diretta da Frank “Miglio Verde” Darabont che ha acceso i riflettori sul fumetto e ha reso i volumi della serie tra i più venduti degli ultimi anni. Sarà stato a questo punto che Tony Moore deve aver pensato di aver fatto un grosso sbaglio ritrovandosi improvvisamente ad essere additato come “il minkione che ha rinunciato a Walking Dead e prende le briciole di Kirkman”. E quindi tra i non-più-così-amici Kirkman e Moore si ritorna a trattare tramite avvocati ma stavolta sono tutti meno accondiscendenti rispetto alla volta precedente perché in discussione non c’è la percentuale ma piuttosto il sospetto che non tutti i soldi che Moore crede di dover ricevere gli sono stati dati. Insomma, Tony Moore sostiene: è vero che negli ultimi anni le mie royalties sono cresciute in maniera esponenziale, dopo tutto Walking Dead Vol.1 è forse il volume più venduto degli ultimi 5 anni, ma se non posso accedere ai documenti finanziari relativi agli incassi generati dalla serie come faccio a sapere se mi state dando quello che mi spetta?
A questo punto gli anni spesi a leggere legal thriller mi suggeriscono che gli avvocati di Kirkman sosterranno la tesi che il contratto stipulato tra le parti non prevede che Moore debba avere accesso a quelle informazioni poi Tony Moore potrebbe provare a far dichiarare il contratto non valido in quanto truffaldino tentando di farlo decadere e poter mettere in moto un ginepraio legale sulla proprietà dell’intera serie onde scucire una montagna di soldi a Kirkman il quale, con i soldi derivati dalla serie televisiva ingaggerà gli avvocati di O.J.Simpson e lo distruggerà portando come prova volumi di “Exterminators” e del nuovo Venom, i “capolavori” prodotti da Tony Moore dopo aver abbandonato Walking Dead, a quel punto il giudice, dopo aver visionato le prove, darà ragione a Kirkman sancendo la totale idiozia di Tony Moore.
Insomma siamo nel pieno territorio delle supposizioni ma non credo che questa storia finirà molto presto. Vi terrò informati.
La vicenda Kirkman-Moore mi fa venire in mente che una causa che possiede esattamente gli stessi presupposti ma che non si farà è quella relativa a “Before Watchmen”, l’insieme di miniserie dai team creativi stellari messe in piedi dalla DC che esploreranno il passato dei protagonisti del capolavoro di Alan Moore e Dave Gibbons. Dopo l’annuncio dell’editore si è molto parlato del contratto originale che la DC fece agli autori, un contratto che in tempi non solo recenti Alan Moore ha definito “poco pulito”, praticamente il contratto prevedeva che i diritti della serie sarebbero tornati agli autori nel momento stesso in cui l’edizione in volume fosse stata fuori catalogo per almeno 12 mesi, sappiamo tutti che è impossibile che la DC possa tenere Watchmen fuori catalogo per almeno un anno, dopotutto è su quel volume che la DC ha costruito il suo dominio nel mercato dei volumi, un dominio radicato negli anni successivi dai volumi di Sandman di Neil Gaiman al quale, visto i buoni risultati derivati dal contratto fatto ad Alan Moore, è stata propinata la stessa polpetta avvelenata.
Dopo l’annuncio la rete si è ovviamente spaccata tra pro e contro, dalla sua l’editore ha l’avallo di Dave Gibbons, co-creatore della serie con Moore mentre i detrattori del progetto pontificano sulla sacralità dell’opera originale. Io credo semplicemente che in tutti i settori dell’arte ci sono opere che nascono per essere “definitive”; definitive nel loro svolgimento narrativo certo ma soprattutto definitive nel loro porsi come punto fermo, esempio e modello per quelli che lo seguiranno. Watchmen è stato questo non solo per il fumetto americano ma anche e soprattutto per la letteratura anglosassone; ha dimostrato le potenzialità del medium fumetto sfruttando la visibilità del genere supereroistico per sperimentare un linguaggio più adulto esibendo decine di tecniche narrative differenti. Andare a toccare una cosa del genere non sarebbe né impossibile né blasfemo, sarebbe semplicemente stupido, quello che mi aspetto da queste mini è semplicemente un enorme omaggio a quel mondo così perfettamente creato da Alan Moore.
Ma la questione vera non è nella qualità del progetto quanto nella sua moralità perché alla base di tutto c’è sempre la polpetta avvelenata di cui sopra. In un’intervista successiva all’annuncio delle miniserie di “Before Watchmen” Alan Moore ha liquidato la questione relativa ad azioni legali dichiarando che alcuni anni fa il suo avvocato gli aveva chiesto di poter leggere il contratto per mera curiosità e dopo averlo spulciato gli aveva detto che quello era forse il contratto meno “creator friendly” che avesse mai visto, redatto con l’unico scopo di estromettere gli autori e che qualche appiglio ci poteva anche essere ma non senza anni di battaglie legali, ma Moore ha ribadito: “se avessi voluto fare i soldi con Watchmen avrei potuto farlo in qualsiasi momento, mi sarebbe bastato alzare la cornetta chiamare la DC e dire: -voglio fare Watchmen 2, 3 e se mi gira anche 4-  e mi avrebbero coperto di soldi, e poi una battaglia legale mi vincolerebbe al silenzio in pubblico su questa faccenda mentre io voglio proprio l’opposto, voglio poter parlare liberamente del modo in cui gli autori vengono trattati dalle major in America”. Chiarissimo, direi.
Ma in America gli avvocati non dormono mai, altra azione legale in partenza è quella  che la Edgar Rice Burroughs Inc, la società che tutela gli interessi degli eredi del creatore di Tarzan, ha intentato alla Dynamite per i fumetti  “Lord of the Jungle” e “Warlord of Mars”. Per le leggi sul copyright americane i concetti e le avventure dei libri di Tarzan e John Carter sono di pubblico dominio ma i nomi Tarzan e John Carter sono tutelati dal copyright come marchi registrati e non si possono usare se non sotto licenza dalla Burroughs Inc., quest’ultima ha quindi fatto causa a Dynamite adducendo come scusa che il modo in cui vengono ritratti questi cloni senza nome dei due personaggi più famosi dello scrittore ledono l’immagine di quelli tradizio -nali e preten -dono una vagonata di dollari di danni. Hanno addirittura citato una copertina di Arthur Adams per Princess of Mars come esempio “pornografico”, evidentemente non devono aver letto i libri di Burroughs nella quale appare la principessa, perfettamente riprodotta, direi parola per parola, dal mitico Art nella sua copertina. Quello che sappiamo per certo è che c’è un film di John Carter in uscita nei prossimi mesi targato Disney. Il colosso di Burbank  ha ovviamente preso la licenza del nome John Carter per i merchandising collegato al film quindi non la vedo messa bene per i tipi della Dynamite, i nipotini di Zio Walt non perdonano chi rubacchia dalla loro mangiatoia.
A tale proposito ne sa qualcosa il signor Gary Friedrich; questo arzillo vecchietto è il creatore di Ghost Rider, il motociclista fiammeggiante della Marvel, un’icona degli anni’70. Gary Friedrich dopo l’uscita del primo film dedicato all’eroe decide di fare causa alla Marvel per i diritti del personaggio, immaginate una versione in piccolo della causa Kirby vs. Marvel. Dopo svariate udienze ed anni di processo ha perso la causa e ha dovuto pagare anche le spese processuali, poi si è ammalato e sta rischiando di perdere la casa. La sua unica entrata attuale è vendere stampe autografate di Ghost Rider alle convention, o forse dovrei dire era. Sì, perché dopo l’arrivo della Disney la Marvel ha inaugurato la prima “azione legale per vendetta”, facendo causa a Gary Friedrich per le sue stampe e chiedendogli 17.000 $ di danni per infrangimento del  copyright.
Dei veri signori, insomma! Già che c’erano potevano mandargli anche Pietro Gambadilegno a casa a spezzargli le gambe. Quello che hanno sottovalutato è l’effetto a lungo termine in caso di vittoria, perché in fin dei conti ogni disegnatore che fa un disegno ad una fiera o una commission a pagamento ad un fan infrange la legge sul copyright, o non è così?
Bah, roba da azzeccagarbugli.

x-telex


Bentornati amanti del fumetto a stelle e strisce.
Lo scorso mese la cerimonia dei Finger Awards l’ha fatta da padrone e il party selvaggio che l’ha seguita verrà ricordato per molti anni. Vi segnalo soprattutto l’inquietante striptease burlesque di Grant Morrison, l’incontro di wrestling tra gli acerrimi nemici Axel Alonso e Darwyn Cooke e l’arrivo dell’enorme torta a forma di castello di Disneyland dalla quale è uscito Joe Quesada in costume adamitico, inutile dirvi che nessuno ha voluto il dolce a fine festa. Vertici di ilarità si sono toccati all’arrivo di Frank Miller che si è ritrovato vittima di un terribile girone di schiaffo del soldato al quale tutti i presenti hanno voluto partecipare con entusiasmo. Chissà cosa ci riserverà la prossima edizione.
Ma adesso andiamo a vedere un po’ di notiziole sparse dal comicdome ammerigano.
Come da copione la DC ha annunciato la chiusura di alcune testate facenti parte del primo blocco dei New 52, a salutarci prematuramente saranno Static Shock, Men Of War, Mister Terrific, O.M.A.C., Blackhawks e ovviamente Hawk & Dove, ma come ben sapete Rob Liefield ha sette vite come i gatti e continuerà ad allietarci nel prossimo futuro su Deathstroke, Hawkman e Grifter. Ancora più ovvia è la notizia che altre serie e miniserie esordiranno nei prossimi mesi per mantenere sempre invariato il numero delle testate, tra le nuove serie annunciate si segnalano “Batman Incorporated” di Grant Morrison che chiuderà tutte le trame della sua gestione dell’Uomo Pipistrello, “G.I.Combat” che raggrupperà tutti i personaggi bellici dell’editore in un unico albo antologico, “Ravagers” di Scott Lodbell che si va ad aggiungere al sotto universo Teen Titans gestito dallo scrittore e che dovrebbe riportare in pista alcuni dei Gen13, si continua poi con due serie che ripropongono l’idea pre-Crisis di una Terra nella quale sono ancora attivi gli eroi della Seconda Guerra Mondiale, la prima è “EARTH 2” che avrà per protagonisti la JSA e verrà gestita da James Robinson, la seconda testata è “World’s Finest” e vedrà come protagoniste Huntress e Power Girl che bloccate su Terra 1 cercheranno di tornare al loro universo di nascita e vedrà alle matite due miti del fumetto supereroistico come George Perez e Kevin Maguire. Insomma, di nuovo il Multiverso, come direbbe Lucarelli/DeLuigi: “Paura, eh!?!”
L’ultima serie è anche quella in cui ripongo più speranze, si tratta di “Dial H” e riporterà in scena il misterioso artefatto munito di pulsanti che trasforma il suo possessore in un eroe diverso ogni volta che digita la parola “HERO” sull’oggetto. La serie avrà le copertine di Brian Bolland e vedrà ai testi l’ottimo romanziere China Miéville già vincitore di numerosi premi tra cui lo Hugo Award e il Premio Nebula per i suoi validissimi romanzi editi in Italia da Fanucci.
Dynamite Entertainment è sempre più la casa di Garth Ennis ultimamente infatti mentre si avvia alla conclusione “The Boys” l’editore annuncia che lo scrittore nord-irlandese si dedicherà ai testi della nuova serie dedicata a Lamont Cranston , l’unico e solo “The Shadow”, L’Uomo Ombra, forse il più famoso eroe dei pulp magazine degli anni ’30 al quale tutti gli oscuri vigilante solitari dei fumetti devono più di qualcosa. Per l’occasione l’editore ristamperà anche quel piccolo gioiellino che è la mini di Howard Chaykin edita dalla DC nel 1986. Io gli darò più di un’occhiata, anche perché se non lo faccio "The Shadow knows!"
Alla Dark Horse nelle pagine della nuova mini dedicata al B.P.R.D. torna in scena il capitano Ben Daimio, chi segue l’ottima testata dedicata ai comprimari di Hellboy sa l’importanza che questo personaggio ha avuto negli scorsi anni per l’economia della serie.
La IDW continua sfruttare al meglio le sue licenze ma l’editor in chief Scott Dunbier non si è dimenticato di essere l’inventore del formato “absolute” per la DC e, dopo averci regalato (si fa per dire) la splendida Martini Edition delle avventure di Parker di Darwyn Cooke, potenzia la nuova “Artist’s Edition”, la serie di volumi che riproducono le tavole così come sono state concepite dall’autore, nello splendore del formato gigante. Ai già pubblicati Rocketeer di Dave Stevens e Thor di Walter Simonson si andranno presto ad aggiungere Spirit di Will Eisner, Spiderman di Romita Sr e una selezione di storie di Wally Wood dagli EC Comics.
Alla Marvel questo sarà l’anno degli Avengers e di Spiderman che torneranno nelle sale cinematografiche, quindi verranno adeguatamente valorizzati con mini, nuove serie e ristampe. Intanto l’editore si prepara al crossover annuale che sarà nientepopòdimenochè “Avengers Vs. X-Men”, un altro originalissimo prodotto della Casa delle Idee. Si prevedono vendite stratosferiche per una serie che, tiro a indovinare, presenterà: botte da orbi immotivate, colpi di scena telefonati, la morte di un eroe, la resurrezione di un eroe e soprattutto scopriremo con quale gruppo si schiererà Wolverine, visto che fa parte di tutti, o se si prenderà a schiaffi da solo per tutta la durata della miniserie. Il tutto sarà ovviamente disegnato benissssssssimo!